Le quattro Granfondo più dure d’Italia

Le quattro Granfondo più dure d’Italia

Ogni anno si rinnova l’appuntamento con le grandi gare sulla lunga distanza , che permettono agli appassionati di ciclismo di mettere alla prova al massimo grado le loro capacità, il loro allenamento e il loro agonismo.

Ma una gara sulla lunga distanza è prima di tutto una gara contro sé stessi , deve essere feroce , senza pietà, portare il corridore oltre i propri limiti, verso una soddisfazione senza paragoni.

Andiamo allora a scoprire le quattro belve più spietate d’Italia. Quattro gare che sono riservate soltanto ai ciclisti più preparati , che non hanno paura di guardarle negli occhi, in tutta la loro imponenza, fin dal primo chilometro.

 

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1 – Sportful Dolomiti Race (Feltre BL)

 

Senza dubbio la regina delle granfondo italiane per quanto riguarda la difficoltà, un lungo di 204 km con un dislivello di ben 4.900 m . Questi numeri ne fanno una delle Granfondo più difficili d’Europa, alla quale sono paragonabili solo la francese Marmotte e la Ötztaler di Sölden in Austria.

La sportful è invece italianissima, e porta migliaia di appassionati in luoghi normalmente poco frequentati dal turismo. Si parte da Feltre , piccola ma suggestiva cittadina poco distante da Belluno.

La gara è tosta e pensata per chi affronta il ciclismo come una sfida. Tra le tante salite lunghe e impegnative il culmine è senza dubbio rappresentato dal passo Manghen , una salita di 22 km con una pendenza media del 7,3% e una pendenza massima del 15% . Va poi segnalato anche un grande classico del ciclismo come il passo Rolle.

2 – La Campionissimo (Aprica)

Il nome ufficiale della gara è Granfondo internazionale Gavia e Mortirolo . Questi passi storici sono infatti il piatto forte di un tracciato che presenta 170 km di lunghezza per 4.200 m di dislivello.

Per anni è stata conosciuta come la gara Pantani , infatti è proprio sul Mortirolo, dove il campione italiano mise in scena una delle sue prime grandi imprese al Giro d’Italia, che la gara trova la sua massima difficoltà: 12 km con una pendenza media del 10% e una pendenza massime quasi al 20% che si affrontano con il con il Gavia che si fa già sentire nelle gambe. Anche questo è un tracciato che non si può improvvisare.

Bisogna essere accuratamente preparati per sostenere uno sforzo di questa portata senza rischiare pericolosi fuori giri. La soddisfazione tuttavia è proporzionale alla fatica e il fascino della gara è aumentato dalla suggestione delle grandi salite storiche.

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Maratona dles Dolomites (La Villa BZ)

 

Forse la Granfondo più celebre e patinata d’Italia, ma non per questo meno impegnativa. La gara che parte da La Villa presso Bolzano infatti, sebbene più corta di quelle che abbiamo trattato fino ad ora, affronta un dislivello di ben 4230 m.

Se si considerano i suoi 138 km di lunghezza si nota che per rapporto tra distanza percorsa e dislivello superato è una delle più dure d’Eeuropa . E infatti non si lesina sulle grandi salite, si affrontano passi leggendari come il Sella , il Pordoi e il Giau .

Spesso il grande caldo accompagna la corsa, è importante attrezzarsi con un abbigliamento leggero e molto traspirante ed idratarsi bene e con continuità.

Nonostante la fatica, sul percorso, è impossibile non farsi conquistare dagli splendidi paesaggi regalati dalle Dolomiti in queste zone.

4 – Stelvio Santini (Bormio)

Giunta alla sua settima edizione, la Granfondo Stelvio Santini è meno conosciuta rispetto a quelle già citate, ma ha fatto fin da subito parlare di sé. Gran parte del suo fascino è dovuto all’arrivo , posto in vetta ad una delle cime più importanti del ciclismo Italiano: lo Stelvio.

Salendo quelle rampe è impossibile non immedesimarsi in un autentico mito dello sport italiano, l’airone Fausto Coppi, che qui costruì la sua leggenda.

La gara tuttavia è complessivamente molto dura e prevede anche la scalata del Mortirolo. Con i suoi 151,3 km di lunghezza e i suoi 4058 m di dislivello la Stelvio si candida a buon diritto tra le Granfondo più dure d’Italia.

L’arrivo è asfissiante, con un’ascesa che sembra davvero non finire mai. Per affrontare questa corsa è necessaria una preparazione meticolosa come quella necessaria per le gare più impegnative d’Europa.

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I passi storici del giro d'italia

I passi storici del giro d’Italia

I passi storici del giro d’Italia: i tracciati più impervi, le imprese indimenticabili

Quest’anno il Giro d’Italia, che prende il via dall’inedita e discussa tappa di Gerusalemme, percorrerà il punto di massima altitudine nella diciannovesima frazione, sul Colle delle finestre, che è quindi indicato come Cima Coppi di questa edizione. Si tratta di una salita lunga e difficilissima, situata tra la Val di Susa e la Val Chisone, che ha già deciso un giro d’Italia nel 2005, con il vincitore Paolo Savoldelli che riuscì con tenacia ed intelligenza a difendere la maglia rosa dagli attacchi di avversari più adatti alle grandi pendenze.

Questa salita è relativamente giovane per il Giro, è stata percorsa in tre occasioni a partire dal 2000, ma le grandi salite fanno da sempre la storia della corsa rosa. Gli storici valichi alpini sono entrati da decenni nell’immaginario degli appassionati di sport. Passi come lo Stelvio, il Gavia e il Pordoi sono stati teatro delle imprese dei grandi campioni e hanno da sempre suscitato l’interesse di tanti appassionati pronti ad emularli.

I passi del Giro infatti non sono soltanto cornici spettacolari per le imprese dei professionisti ma anche tracciati accessibili a tutti gli appassionati che si possono mettere alla prova sulle orme dei loro beniamini.

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L’esordio delle Dolomiti

I grandi passi dolomitici cominciano ad essere decisivi già sul finire degli anni 30, mentre negli anni 40 diventano il palcoscenico privilegiato per le celebri battaglie tra Bartali e Coppi. Nel 1937 si ha la prima vera e propria tappa Dolomitica, Bartali costruisce la vittoria del giro sul passo Rolle e sul Costalunga. Dieci anni dopo, nel 1947, sarà Coppi sulle stesse montagne, sul Falzarego e sul Pordoi, a sfilargli la maglia rosa con una grande impresa nell’ultima tappa L’Airone, che aveva già vinto giovanissimo il Giro nel 1940 partendo da gregario di Bartali, trova qui la sua consacrazione riuscendo a sopravanzare il grande avversario e a recuperare il ritardo accusato nella tappa precedente per una crisi sul passo Mauria.

Lo Stelvio

Nel 1953 fa il suo ingresso nella corsa rosa la vetta regina, il passo dello Stelvio, che con i suoi 2758 m di altezza è cima Coppi in tutte le edizioni in cui è presente nella corsa. Proprio in questa occasione il campionissimo fu protagonista di una delle sue ultime imprese, che gli permise di ottenere il suo quinto e ultimo giro d’Italia. Anche in questo caso la vittoria del giro sembrava ormai destinata all’avversario, lo svizzero Hugo Koblet, che aveva resistito a tutti gli attacchi del corridore Italiano nelle tappe precedenti. Restava a disposizione soltanto la penultima frazione di soli 125 km, ma il vigore dell’attacco di Coppi sulle inedite rampe dello Stelvio costrinse Koblet alla crisi. Lo Svizzero per tentare di recuperare cadde per due volte in discesa lasciando la vittoria a Coppi e abbandonando definitivamente la maglia del primato.

Nel 1975 lo Stelvio è stato anche inedito punto di arrivo finale del Giro, e ha fatto da scenario ad un avvincente testa a testa tra il leader della corsa Fausto Bertoglio e lo spagnolo Francisco Galdós che lo seguiva in classifica a soli 40 secondi. Galdós riuscì a precedere l’avversario all’arrivo ma non abbastanza da strappargli la maglia rosa.

Situato nelle Alpi Retiche, lo Stelvio congiunge la Lombardia e il Trentino, toccando anche la Svizzera, nella zona del gruppo Ortles-Cevedale. Si tratta di una lunga salita Alpina che raggiunge una notevole altitudine e che copre un grande dislivello. Le pendenze sono di media difficoltà su tutti e tre i versanti. Il Giro ha affrontato un maggior numero di volte il versante Altoatesino, a partire da Prato allo Stelvio, che è anche il più difficile. Qui la salita, che nel tratto centrale presenta 48 tornanti, è lunga 26 km, con una pendenza media del 7,7% e una pendenza massima dell’ dell’11%, per un dislivello complessivo che supera i 1800 m. Più corta e con pendenze leggermente inferiori la salita sul versante Lombardo anch’essa scelta ripetutamente dagli organizzatori. Solo nel 2017 invece la corsa rosa è passata dal versante svizzero, con la vittoria dello spagnolo Mikel Landa.

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Il Gavia

Il passo Gavia, che collega la val Camonica e la Valtellina, è uno dei grandi passi su cui è stata costruita la storia recente del giro. Coi suoi 2618 m di altezza è uno dei valichi alpini più alti d’Europa. La  lunghezza, le pendenze medio alte e l’importante dislivello ne fanno un tracciato molto spettacolare fin dalla sua prima apparizione nel Giro d’italia nel 1960. Il versante Bresciano presenta una salita più difficile rispetto a quello Valtellinese. Partendo da Ponte di Legno  si sale per circa 18 km, la pendenza media è del 7,9%, quella massima arriva al 12% per un dislivello di circa 1380 m.

Spesso condizioni atmosferiche proibitive hanno reso impossibile affrontare la salita, altre volte invece l’hanno resa epica ed indimenticabile. È il caso della quattordicesima tappa, Chiesa in Valmalenco-Bormio, del Giro del 1988, quando si tornò sul Gavia per la seconda volta. Una tempesta di neve e temperature rigidissime resero la gara una vera e propria corsa ad eliminazione. L’olandese Van der Velde in fuga, coperto solo dalla propria maglia ciclamino, dovette fermarsi sul tracciato per non rischiare l’assideramento. Lo statunitense Hampsten costruì qui la vittoria finale del Giro riuscendo a tenere la ruota del vincitore di tappa Breukink fino quasi all’arrivo. Il vantaggio accumulato sulla maglia rosa di Franco Chioccioli fu infatti di quasi 5 minuti, ma il corridore americano sfinito dovette essere portato sul podio di peso, praticamente incapace di reggersi in piedi.

Il Mortirolo

Con i suoi 1852 metri di altezza, una pendenza media sopra il 10%,  pendenze massime che arrivano al 18% e un dislivello di circa 1.300 m su 12,5 km di lunghezza, quella verso il   Mortirolo, dal versante Valtellinese, è considerata da molti la salita più dura d’Europa.

Questa stretta strada di montagna, che si inerpica tra le province di Sondrio e di Brescia è stata inserita nel percorso del Giro d’Italia a partire dal 1990. La corsa vi è poi transitata numerose volte ma l’impresa più celebre resta quella che vide, nel 1994, balzare agli occhi del grande pubblico le doti di scalatore di un Giovane Marco Pantani. Il corridore, che vestiva ancora la divisa bianca e blu della Carrera, avendo già vinto la tappa della giornata precedente si prese definitivamente la scena proprio sul Mortirolo lasciandosi dietro tutti gli avversari tra i quali il campione spagnolo Miguel Indurain.

La vittoria finale della tappa non fu sufficiente ad ipotecare il primato sul giro, vinto dal russo Berzin. Questa prima eclatante azione su un palco così prestigioso tuttavia mise in luce il talento del Campione romagnolo che avrebbe infiammato le salite del Giro e del Tour negli anni successivi, riuscendo a portare a termine la prestigiosa accoppiata di trofei nel 1998.

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La cima del monte Zoncolan

La cima più impegnativa del giro 2018 è quella del monte Zoncolan. Questa non si può ancora definire una cima storica ma ha tutte i requisiti per diventarlo. Dal versante Ovest, dopo l’abitato di Ovaro, la strada sale per 1.210 metri di dislivello in soli 10,5 km di lunghezza, con una pendenza media pari all’11,6% e con punte oltre il 20%. Queste caratteristiche permettono alla salita verso lo Zoncolan di contendersi a pieno diritto con il Mortirolo e l’Angliru il titolo di cima più difficile d’europa.

Il “Kaiser”, così soprannominato per la sua imponenza e difficoltà, è stato inserito nel programma del Giro a partire dal 2003 ed ha da subito creato notevole selezione. A vincere è stato Gigi simoni che ha così consolidato il suo vantaggio di classifica e ha vinto la Corsa Rosa di quell’anno. L’atleta Trentino ha vinto la tappa dello Zoncolan anche nel 2007 quando si effettuava per la prima volta la scalata dal versante di Ovaro.

Anche in questa edizione la cima dello Zoncolan promette di portare allo stremo i concorrenti e assicurare un  grande spettacolo per tutti gli appassionati.

Divise per il Triathlon: il giusto abbigliamento per i diversi i tipi di competizione

Anche in Italia la passione per il triathlon è in continua ascesa. Sempre di più sono gli sportivi che si cimentano con questa disciplina, diventata olimpica nel 2000, che mette insieme nuoto, ciclismo e corsa. Questo sport molto impegnativo, infatti, non solo porta grandi benefici dal punto di vista fisico, assicurando un allenamento organico di tutto il corpo, ma garantisce notevoli benefici dal punto di vista mentale, permettendo di fortificare il carattere e l’autostima.

Esistono diverse tipologie di gara di Triathlon, che si differenziano in base alle distanze da percorrere: si va dallo sprint, la più breve e la più praticata, fino al super lungo, il mitico Ironman, la più celebre e la più probante.

Per chi si avvicina a questo sport è importante capire quale sia il tipo di equipaggiamento necessario: di seguito ci soffermiamo sul tipo di divisa da triathlon da adottare nelle diverse tipologie di gara.

Il Body

Il capo di abbigliamento basilare per una gara di Triathlon è solitamente costituito da un tipo di Body, pensato in maniera specifica per questo sport, che è in grado di adattarsi bene alle tre fasi della gara. Questa tuta intera, solitamente in lycra, presenta infatti al suo interno un fondello, simile a quello dei pantaloncini per ciclismo ma di solito più contenuto, per essere meno ingombrante durante la fase di corsa, e più sottile, per potersi asciugare più velocemente dopo la fase di nuoto. Spesso chi preferisce un capo meno aderente opta per un completo spezzato formato da una canotta e da pantaloncini che presentano un fondello con caratteristiche simili a quelle sopra indicate. Una divisa formata da parti divise può essere più comoda per le gare a lunga distanza.

Il body deve presentare caratteristiche di particolare comfort e traspirabilità, perché deve restare a contatto con la pelle dell’atleta per tutta la durata della gara e deve adattarsi ai differenti gesti atletici richiesti durante le diverse fasi della competizione. Per questo è importante scegliere body che abbiano tagli ergonomici e tessuti evoluti.

Anche il disegno interno del fondello è molto importante per il comfort, l’assenza di cuciture a contatto con la pelle diminuisce gli attriti e previene le irritazioni

È importante informarsi sulle condizioni atmosferiche della gara. Per esempio in una giornata con temperature alte le proprietà di traspirabilità risultano particolarmente importanti.

Diversi parametri vanno poi considerati in base al tipo di gara che si andrà ad affrontare. Per quanto riguarda la vestibilità per gare più corte come sprint e olimpici sono più adatti body con un taglio più accollato e che fasciano maggiormente l’atleta. Mentre quelli meno aderenti, più scollati e senza maniche sono più adatti per la gare più lunghe come i medi e i lunghi.

Il regolamento FITRI

Per quanto riguarda le gare disputate in Italia il regolamento della FITRI, Federazione Italiana Triathlon, ci dà indicazioni precise sui modelli che devono essere utilizzati  per le gare che fanno parte del circuito.

La divisa infatti deve coprire entrambe le spalle dell’atleta e il torso. Deve essere sempre chiusa davanti e può essere aperta soltanto sul dorso, dalla vita in su. Se è comunque  possibile scegliere un tipo di divisa con apertura posteriore o anteriore, è quindi utile tenere presente che durante la gara una zip anteriore non potrà essere aperta nel caso si volesse trovare sollievo dal caldo.

Per le gare di Campionato Italiano e per i Circuiti Federali  è obbligatorio il body in un unico pezzo mentre per le gare su distanze superiori all’Olimpico è consentita anche la divisa di gara in più parti. Per tutte le altre gare è preferita la divisa di gara in un unico pezzo, ma, nel caso in cui si scelga la divisa spezzata, le due parti devono sovrapporsi senza scoprire alcuna parte del torso.

La muta e la divisa

La muta utilizzata nella frazione natatoria è anch’essa specifica per il triathlon e formata da  uno strato di neoprene solitamente non superiore ai 5 mm. Secondo il regolamento FITRI la muta rappresenta soltanto un equipaggiamento supplementare all’uniforme di gara dell’atleta e infatti può essere impiegata solo quando previsto.

L’uso della muta è obbligatorio quando la temperatura dell’acqua è al di sotto dei 15.9°C, mentre è proibito quando la temperatura supera i 20-24.6°C (a seconda del tipo di gara e delle distanze previste). È invece facoltativo quando la temperatura è compresa tra questi i due valori. Solitamente in questo caso tutti gli atleti utilizzano la muta, che per il suo materiale aiuta il galleggiamento.  

Nei casi in cui non si possa usare la muta la scelta del body diventa rilevante anche per la frazione del nuoto. infatti potrebbe essere preferibile un body che abbia migliori qualità di scivolamento e galleggiabilità. Anche su questo punto, tuttavia, bisogna fare attenzione al regolamento. La  divisa di gara, o il costume intero che può essere utilizzato sopra di essa, devono essere costituiti al 100% da materiali tessili come nylon o lycra e  non possano essere composti, neanche in parte, da elementi di materiale plastico. Non sono consentiti inserti in neoprene o poliuretano.

Allenamento:

Ovviamente, quando le si allena singolarmente, è possibile utilizzare l’abbigliamento tecnico specifico per ognuna delle tre diverse discipline del triathlon. È però utile avvalersi del body quando ci si allena sulle diverse frazioni in combinazione, sia per abituarsi al suo utilizzo, sia per velocizzare le transizioni esercitandosi con l’equipaggiamento di cui si disporrà in gara.

Arriva la primavera, ecco 4 consigli per risalire in bicicletta

Arriva la primavera: 4 utili consigli per risalire in bicicletta e non farti trovare impreparato

L’arrivo della primavera provoca numerosi cambiamenti nel nostro organismo, le giornate che si allungano e l’aumento della luce fanno sì che il metabolismo acceleri naturalmente. È un ottimo periodo per cominciare l’allenamento in bicicletta perché il fisico e la muscolatura sono più attivi e pronti a rinforzarsi.  

È un momento importante per riprendere nel migliore dei modi l’attività dopo la parentesi invernale e non farsi trovare impreparati all’arrivo della bella stagione. Bisogna quindi  partire per tempo e fare attenzione ad alcuni aspetti fondamentali come la tipologia di allenamento, l’equipaggiamento e l’alimentazione.

1 Allenarsi per tempo

Dopo il periodo di scarico invernale è solitamente buona norma iniziare con un periodo di preparazione generale, con uscite lunghe a basso ritmo, per riabituare il corpo alla sforzo senza eccessivo stress. È importante iniziare presto con questo tipo di uscite, magari nella parte finale dell’inverno, per essere pronti a fare uno step in più nel corso del periodo primaverile. In questo modo infatti è possibile passare con anticipo ad uscite specifiche nelle quali il fisico, più pronto, può essere sottoposto ad uno stress più elevato che permette di migliorare le prestazioni in vista degli impegni estivi.

È utile anche portare avanti l’allenamento in palestra iniziato durante l’inverno, che permette di aumentare la forza e la resistenza dei muscoli in preparazione alla stagione ciclistica e rende possibile allenare il corpo in modo armonico senza concentrarsi soltanto sulle gambe. In questo periodo, inoltre, è bene dedicare tempo allo stretching che consente di sciogliere muscoli e  articolazioni e permette al corpo di recuperare più agevolmente la forma necessaria ad un’attività fisica più impegnativa dopo un periodo di attività meno intensa.

2 Selezionare l’Abbigliamento

Il periodo primaverile è un periodo di transizione. Le temperature non sono più rigide come durante l’inverno ma spesso non sono ancora molto elevate, in più c’è sempre il rischio di cambiamenti repentini delle condizioni atmosferiche.  È utile dotarsi di un abbigliamento versatile che permetta di adattarsi alle diverse condizioni e può essere indicato vestirsi a strati per poter reagire al cambiamento delle temperature senza troppa difficoltà e senza perdere troppo tempo.

Rispetto all’inverno può essere utile evitare uno strato intimo troppo pesante. Va poi bene valutato quando abbandonare maglie a manica lunga e pantaloni lunghi e se affidarsi a gambali e manicotti. Può essere utile dotarsi di  accessori come gilet in tessuto tecnico che permettono di aumentare la resistenza al vento e di mantenere la temperature del tronco senza compromettere la comodità, evitando anche il rischio di una eccessiva sudorazione.

È poi fondamentale avere con sé una mantellina da usare in caso di pioggia o di un forte abbassamento della temperatura.

3 Il Bike Check

Spesso all’inizio della primavera si riprenda la bicicletta dopo un periodo di inattività. Si tratta di un momento importante per controllare le condizioni del proprio mezzo ed intervenire dove necessario per ricominciare l’attività in sicurezza. La pausa invernale e il periodo appena precedente il recupero dell’attività sono perfetti per sostituire le parti usurate ed evitare problemi e rallentamenti una volta iniziato il periodo di allenamento.

Vanno controllate le condizioni di tutti gli elementi consumabili come i copertoni e gli elementi che compongono i freni. Può convenire sostituire cavi e guaine, verificare la regolazione dei deragliatori, ed è importante verificare l’allungamento della trasmissione.  Spesso si dimentica di verificare il tensionamento dei raggi che è però fondamentale per mantenere la forma corretta delle ruote. Va infine messo in pratica un buon controllo dei serraggi, viti e bulloni vanno messi a punto per la sicurezza della vostra pedalata.

4 Adattarsi al cambiamento: l’Alimentazione

Abbiamo già fatto riferimento agli importanti cambiamenti che l’arrivo della primavera provoca nel nostro organismo. L’aumento di quantità ed intensità della luce porta un abbassamento nella produzione di melatonina rispetto all’inverno, mentre sale il livello dei neurotrasmettitori che attivano il metabolismo come serotonina e dopamina. Inoltre le ghiandole surrenali aumentano la produzione di steroidei ed anabolizzanti coinvolti nella rafforzamento della massa muscolare.

L’organismo diventa quindi più performante, ma per farlo rendere al meglio è necessario affiancare all’allenamento la giusta alimentazione. Il metabolismo accelerato, infatti, mette a dura prova il fegato che è chiamato ad aumentare la sua attività di depurazione, è importante evitare di sovraccaricarlo di lavoro con un eccessivo consumo di zuccheri o con il consumo di alcolici.

L’aumento delle temperature, inoltre, fa sì che ci sia bisogno di idratarsi con più attenzione. Nonostante  possa risultare utile a risvegliarsi dalla sonnolenza primaverile va quindi evitata la caffeina che, essendo un diuretico, rende più difficile il processo di idratazione.

Come arrivare preparati alla prima granfondo della stagione

I 10 passaggi da non tralasciare per rimettere in moto l’organismo e prepararsi col massimo profitto alla prima grande impresa dell’anno

Con la fine di Febbraio le temperature cominciano ad alzarsi. Comincia a sentirsi la fine dell’inverno ma anche il richiamo della competizione perché si avvicina il momento delle prime granfondo della stagione. Ogni appassionato si prepara ad uscire dal breve “letargo” agonistico e a cimentarsi nuovamente con le gare sulla lunga distanza.

Durante l’inverno è sempre consigliabile un periodo di stop dell’allenamento e anche i ciclisti più temerari si concedono un periodo di riposo. Anche se si è dotati di una buona preparazione di base non ci si può avvicinare a gare così lunghe e impegnative in modo improvvisato ma serve pianificare attentamente il recupero della forma migliore.

Ecco 10 utili passaggi per arrivare con la giusta preparazione alla prima granfondo della stagione:

 

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1- Fissare l’obiettivo:

La prima cosa da fare è individuare la gara giusta con cui cimentarsi. Non è possibile scegliere soltanto in base alla bellezza del tracciato e al fascino della gara. Vanno valutate le proprie capacità, il proprio stato di allenamento e le difficoltà del percorso.

 

 

2 – Considerare con attenzione il proprio stato fisico:

Se l’inverno ha reso difficili gli allenamenti, magari per questioni di lavoro o per condizioni atmosferiche davvero proibitive, può essere difficile ipotizzare di fare bene già ad inizio stagione. Può essere saggio avvicinarsi alla prima gara dopo la sosta invernale con meno aspettative riguardanti la prestazione.

 

 

 

3 – Curare la dotazione, abbigliamento e bicicletta:

Il periodo di pausa invernale può essere un buon momento per occuparsi di rinnovare la dotazione.

È Importante avere a disposizione un abbigliamento invernale (meglio se personalizzato) abbastanza isolante, che permetta di cominciare gli allenamenti quando le condizioni sono ancora difficili. Allo stesso modo va considerata qualche modifica alla bicicletta per muoversi in sicurezza durante l’inverno.

Con l’avvicinarsi delle gare è poi necessario un controllo delle parti meccaniche e la sostituzione delle parti danneggiate o consumate.

Anche l’abbigliamento per la gara non va trascurato. È bene evitare di portare per la prima volta in gare divise o accessori che non sono stati provati in allenamento. D’altra parte può essere utile controllare di non avere indumenti o accessori troppo consunti che potrebbero rischiare di causare fastidi proprio nei momenti di difficoltà e massimo sforzo.

4 – Preparare un piano di allenamento:

È molto importante prepararsi un piano di allenamento che tenga in considerazione il tempo a disposizione prima della gara. Un allenamento adeguato per gare di questo genere difficilmente può prevedere meno di 8 settimane di lavoro. Non vanno trascurate la resistenza aerobica, il lavoro sulla soglia latticida ne il potenziamento. Il tipo di allenamento va poi parametrato sul il tipo di percorso.

 

 

5 – Allenamento in palestra e potenziamento:

Dedicare almeno un allenamento settimanale al potenziamento in palestra è sempre consigliato. Sia per aumentare la forza, sia per allenare le parti del corpo che non vengono sollecitate durante la pedalata, come le zone addominale e lombare, gli arti superiori ed il tronco, ma che sono molto importanti per stare bene sulla bicicletta.

Proprio durante l’inverno può essere molto utile dedicare una parte più corposa dell’allenamento al potenziamento in palestra in preparazione alla ripresa dell’attività in bicicletta. Bisogna comunque sempre selezionare o farsi indicare esercizi che tendano a massimizzare l’aumento della forza senza influire sul volume muscolare.

 

6 – Le uscite, l’allenamento in bicicletta:

Ovviamente quella in bicicletta è la parte centrale dell’allenamento e per ritrovare la forma si dovrà recuperare una buona frequenza degli allenamenti. Andranno considerate almeno due o tre uscite settimanali, la cui durata varierà in base al tipo specifico di allenamento.
Sarà necessario iniziare dalle uscite sul lungo, da effettuare a bassa intensità, che servono a ricreare una buona base di resistenza generale. successivamente si passerà alla velocità inserendo le ripetute, più brevi ed intense, per lavorare sulla soglia anaerobica e gli altri tipi di allenamento specifico.

 

7- Curare l’alimentazione:

Fare attenzione all’alimentazione è fondamentale per rendere efficace l’allenamento. La dieta va inoltre bilanciata in base alle diverse fasi dell’allenamento stesso. Per esempio durante un periodo nel quale si lavora più intensamente sul potenziamento è utile avere un alimentazione con maggiore base proteica. Mentre nel periodi di uscite prolungate è necessario un maggior quantitativo di carboidrati complessi.
Va poi considerato di cosa fornirsi per la gara stessa. Contando la distanza da percorrere e la durata della corsa non solo è fondamentale reidratarsi con continuità, vanno anche selezionati prodotti poco ingombranti che aiutino a reintegrare le energie dell’atleta come le barrette e i gel a base di maltodestrine.

 

8 – Munirsi di buoni strumenti di valutazione della performance:

È importante monitorare le performance per valutare i propri miglioramenti e capire se sia necessario modificare gli allenamenti. A questo scopo è indispensabile dotarsi dei giusti strumenti, non può mancare un cardiofrequenzimetro che serva a valutare le soglie di lavoro sia durante gli allenamenti che durante le prove sul tracciato di gara.

 

 

9- Simulazioni di gara:

Per migliorare la performance è molto utile capire cosa ci si può aspettare in gara. Capire come il fisico reagirà alle sollecitazioni e come dosare le forze. Per questo è bene effettuare delle simulazioni di gara sul tracciato che ospiterà la nostra granfondo. Inoltre è buona norma utilizzare lo stesso equipaggiamento che si porterà in gara per rendersi conto di eventuali problemi.

 

 

10- L’importanza del riposo:

Dopo ogni allenamento, soprattutto se intenso, l’organismo ha bisogno di un periodo di tempo per ristabilirsi e per rendere stabili i miglioramenti. Vanno quindi osservate le giuste pause tra una seduta di allenamento e l’altra. Tendenzialmente è bene considerare almeno un giorno di riposo, che può essere dedicato allo stretching.

È poi molto importante non esagerare con i carichi di allenamento nel periodo immediatamente precedente la gara perché potrebbero rivelarsi dannosi e influire negativamente sulla performance. È anzi buona norma darsi almeno una settimana di riposo prima della corsa.

 

Anche per quest’anno sosterremo molte gare ed iniziative. Ecco dove ci potrete trovare:

03/04 Marzo Gran fondo CITTA’ DI CERVETERI e Gran fondo ANDORA
10/11 Marzo CRONOSQUADRE DELLA VERSILIA
17/18 Marzo Gran fondo SANREMO-SANREMO
24/25 Marzo Gran fondo MURETTO DI ALASSIO (ALASSIO SAVONA)

07/08 Aprile Gran fondo DEL VELODROMOCAMPIONATI ITALIANI e GIOVANILI DUATHLON CUNEO
14/15 Aprile URBAN DOWNHILL TOSCOLANO MADERNO e Gran fondo PERINI
25 Aprile 1° GRAN PREMIO LIBERAZIONE RORETO DI CHERASCO (CN)
28/29 Aprile Gran fondo LA GARIBALDINA e BRA-BRA SPECIALIZED (POLLENZO CUNEO)

Vi aspettiamo numerosi

Inverno in bicicletta: come attrezzarsi al meglio per pedalare sulla neve

La giusta preparazione e il giusto abbigliamento permettono di allenarsi e divertirsi su due ruote anche d’inverno

È un luogo comune ben radicato che la bicicletta sia un mezzo adatto soltanto ai mesi estivi. Ma con l’equipaggiamento adatto non c’è limite alla passione ed al divertimento. Certo il freddo e le intemperie possono spaventare, ma l’inverno può anche regalare atmosfere e sensazioni uniche, paesaggi e colori formidabili! Quella invernale può infatti rivelarsi una stagione in cui vivere la bicicletta con rinnovata soddisfazione, a patto di tenere presenti pochi semplici accorgimenti.

Curare l’abbigliamento

Si pensa che fare sport all’aperto, con basse temperature, possa indebolire l’organismo e aumentare le probabilità di dover far fronte ad influenze e raffreddori. In verità l’attività fisica all’aperto nei mesi freddi è in grado di stimolare le difese immunitarie rinforzando l’organismo e diminuendo l’insorgenza delle malattie stagionali.

Bisogna imparare da chi di freddo se ne intende: in una grande città del nord come Copenhagen, nonostante ci sia un tempo da lupi per quasi tutto l’anno, il mezzo più diffuso resta di gran lunga la bicicletta. Se chiedi lumi ad un Danese ti risponderà che “non esiste il brutto tempo, ma solo un cattivo abbigliamento”. Per non porre limiti alla nostra voglia di pedalare neppure durante l’inverno è allora per prima cosa necessario procurarsi un abbigliamento che ci tenga asciutti e che mantenga stabile la nostra temperatura corporea anche nelle uscite di più lunga durata.

Può essere utile vestirsi a strati, per essere pronti al variare delle temperature e creare una dotazione facile da modificare e con il giusto bilanciamento. Per prima cosa va curato l’intimo, fondamentale per mantenere la temperatura del “motore”, il tronco e gli organi vitali. L’intimo oltre ad essere caldo deve essere traspirante per non fare sudare eccessivamente. Spesso si utilizza per questi capi la lana merino, materiale in grado di combinare queste due caratteristiche, mescolato con fibre sintetiche di maggiore elasticità.

Altrettanto importante è lo strato esterno, costituito da una giacca o da una mantellina che deve essere impermeabile e deve essere in grado di bloccare il vento. Va poi ben valutato lo strato intermedio che può essere formato, per esempio, da una maglia termica a manica lunga che si aggiunga ad una salopette invernale. In generale anche questo strato deve essere sufficientemente pesante per evitare una eccessiva perdita di calore, ma sufficientemente leggero per evitare una eccessiva sudorazione. Non bisogna dimenticare che sentire un po’ di freddo alla partenza è del tutto è normale.

Se tenere al caldo il tronco è fondamentale per mantenere alto il livello della performance non bisogna trascurare le estremità, che sono sempre molto esposte e rischiano un forte abbassamento della temperatura. Bisogna quindi munirsi di scarpe da ciclismo invernali anch’esse impermeabili e che spesso coprono anche la caviglia. Non possono poi mancare calze pesanti in lana o in tessuto tecnico e, anche se risultano più scomodi e ingombranti, non possono essere tralasciati dei buoni guanti invernali. Manicotti e gambali servono poi a tenere in temperatura braccia e gambe

Fondamentale infine, per completare l’equipaggiamento, un berretto, o cuffia, da indossare sotto il casco, che sia in grado di mantenere la temperatura e di bloccare il vento. Di solito questi berretti specifici per ciclisti sono prodotti con con un tessuto esterno impermeabile e un imbottitura che giunga a proteggere anche le orecchie.

Equipaggiare la bicicletta

Negli ultimi anni si stanno sempre più diffondendo le fat bike, biciclette dalle ruote più larghe che forniscono una maggiore stabilità e che sono state originariamente pensata proprio per i suoli innevati dell’Alaska. Ma per percorrere strade innevate con disinvoltura non è necessario acquistare una nuova bicicletta. Può bastare dotare la propria di buoni copertoni invernali capaci di fornire il grip necessario, magari mantenuti ad una pressione più bassa del normale.

È poi molto importante montare dei parafanghi dalle dimensioni adeguate che impediscano che nevischio e acqua, alzati dalla nostre ruote, ci finiscano sulla schiena. Questo oltre ad essere estremamente fastidioso alla lunga renderebbe inutile il nostro abbigliamento impermeabile così accuratamente selezionato.

Vanno inoltre considerate le condizioni di visibilità che durante la stagione invernale sono solitamente peggiori e possono cambiare in fretta. È quindi buona norma usare una particolare cautela ed essere sempre muniti di luci di segnalazione per la propria bicicletta.

Adattare lo stile di guida

Ultima aspetto, ma non meno importante:  per pedalare in sicurezza nella stagione invernale sarà necessario assumere alcuni particolari accorgimenti nella guida della bicicletta. Per esempio bisognerà evitare di piegarsi in maniera eccessiva nelle curve, che sono rese più insidiose dall’umidità e dagli agenti atmosferici. Per lo stesso motivo sarà importante evitare per quanto possibile tombini e parti metalliche.

In generale è utile mantenere una seduta non troppo rigida, ma rilassata e dal baricentro leggermente arretrato. Che aiuti a controllare meglio la bicicletta su terreni resi imprevedibili dalla neve e dal ghiaccio e permetta di reagire con prontezza ma con fluidità, ammortizzando con le gambe, in caso di sorprese. È poi ovviamente fondamentale fare molta attenzione all’uso dei freni, che vanno usati il meno possibile e mai bruscamente.

Dove possibile sarà inoltre utile mantenere una posizione di percorrenza piuttosto centrale nella carreggiata,  per rendersi più visibili ed evitare i pericolosi residui di neve che si accumulano ai fianchi della strada.

Alka Sport a fianco della Terminillo Marathon 2018

Alka sosterrà la quarta edizione della Terminillo Marathon, l’edizione 2018 si terrà domenica 3 giugno.

La Terminillo Marathon è una gara che fa del legame con il territorio che la circonda il vero punto di forza come dimostrano le precedenti edizioni in un’ottica di promozione sportiva e turistica di una tra le stazioni sciistiche più rinomate del Centro Italia.

Affrontare la competizione con una divisa personalizzata Alka sarà meno dura grazie all’utilizzo dei materiali tecnologicamente evoluti e performanti con cui vengono realizzate!

Grazie per la partecipazione

Sono stati quattro giorni faticosi ed intensi per tutto il nostro staff ma la soddisfazione di incontrare tanti amici, partner e sostenitori del nostro progetto ripaga dello sforzo fatto. La nuova linea invernale performance, caratterizzata dal nuovo tessuto impermeabile termoregolarizzante, ha riscosso un grande successo e siamo felici di vedere come le novità che vi proponiamo vengano sempre accolte con grande successo.

Semplicemente grazie per l’entusiasmo che ci avete trasmesso che è il vero carburante che ci permette di proporvi sempre nuovi capi di abbigliamento all’avanguardia.

 

Alka a CosmoBike Show 2015

Alka è lieta di annunciare la partecipazione a CosmoBike Show: Fiera internazionale della Bicicletta in programma da venerdì 11 a lunedì 14 settembre 2015 che si terrà presso Veronafiere. In occasione dell’evento verrà presentato il nuovo campionario e tutti i prodotti Alka per l’abbigliamento personalizzato per ciclismo. Cogliamo l’occasione per invitare tutti i nostri clienti, amici e team a farci visita presso il padiglione 7 stand E6.

 

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